Passo a due: Irina e Alessandro
Intrecciati, arriva l’estasi
“La mia anima si diffonde nella tua carne distesa per emergere meglio da te, il cuore si diffonde allungandosi come una pantera, e la mia vita, sbriciolata, si intreccia con te come la luce con le stelle!” — P. Neruda, Canto del maschio e della femmina
Intrecciate, arriva l’estasi.
La fotografia ci parla finché le prestiamo il mezzo di espressione, dandole dimora nei libri, nelle case, negli album, nelle tombe, nei sogni e nei ricordi.
Le fotografie di Luisa Briganti ci raccontano dell’eterno gioco della seduzione, della danza che precede il canto d’Amore, dell’irresistibile desiderio dell’altro.
È una fotografia “carnalista”, intrisa di gioiosa sofferenza, di sospensioni temporali, deliberatamente “oscena” nella sua determinazione a restituire dignità e visibilità a certe zone oscure e respinte della vita umana.
La carne, imprigionata dal rituale ma impaziente di prorompere, cerca, tocca, annusa.
Il tempo imprigiona il desiderio, lo trattiene, lo ritarda.
Eppure il bisogno di appagamento, di nutrimento dell’altro, è inarrestabile.
L’abbraccio.
Contorsioni, convulsioni, tremori.
Intrecciati, arriva l’estasi.
Brodsky disse: “L’arte imita la morte”, ovvero imita un regno di cui la vita non può offrire alcuna nozione.
Lo stesso vale per l’Amore.
— Gabriele Agostini
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Intrecciati, arriva l’estasi
“La mia anima si diffonde nella tua carne distesa per emergere meglio da te, il cuore si diffonde allungandosi come una pantera, e la mia vita, sbriciolata, si intreccia con te come la luce con le stelle!” — P. Neruda, Canto del maschio e della femmina
Intrecciate, arriva l’estasi.
La fotografia ci parla finché le prestiamo il mezzo di espressione, dandole dimora nei libri, nelle case, negli album, nelle tombe, nei sogni e nei ricordi.
Le fotografie di Luisa Briganti ci raccontano dell’eterno gioco della seduzione, della danza che precede il canto d’Amore, dell’irresistibile desiderio dell’altro.
È una fotografia “carnalista”, intrisa di gioiosa sofferenza, di sospensioni temporali, deliberatamente “oscena” nella sua determinazione a restituire dignità e visibilità a certe zone oscure e respinte della vita umana.
La carne, imprigionata dal rituale ma impaziente di prorompere, cerca, tocca, annusa.
Il tempo imprigiona il desiderio, lo trattiene, lo ritarda.
Eppure il bisogno di appagamento, di nutrimento dell’altro, è inarrestabile.
L’abbraccio.
Contorsioni, convulsioni, tremori.
Intrecciati, arriva l’estasi.
Brodsky disse: “L’arte imita la morte”, ovvero imita un regno di cui la vita non può offrire alcuna nozione.
Lo stesso vale per l’Amore.
— Gabriele Agostini










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